Dicono di noi

Sanità integrativa: «I fondi devono diventare pilastro del welfare»

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale non ce la fa più da solo: servono risorse aggiuntive e i fondi sanitari integrativi devono diventare pilastri strutturali del sistema.

È questo uno dei messaggi chiave emersi ieri durante il panel «Finanziare il welfare: quale ruolo peri fondi sanitari integrativi», all’interno del Festival dell’Economia di Trento. A moderare l’incontro è stato Alessio Scopa, direttore generale di Sanifonds Trentino che segue oggi 90 mila iscritti sul territorio.

Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, ha subito dipinto un quadro crudo: «Stiamo passando da un “Welfare State” a un welfare mix, perché il bilancio pubblico e ormai schiacciato tra vincoli europei e bisogni in crescita: sanità, pensioni, assistenza, ambiente e difesa. E le risorse non bastano più». Il numero uno del think tank ha anche sottolineato come l’invecchiamento della popolazione stia cambiando radical mente la domanda di salute: «Nel 2045 e 2050 gli over 65 rappresenteranno il 35% della popolazione, rispetto al 24% di oggi e sempre più anziani vivono da soli. I bisogni cambiano, e i fondi devono rispondere anche a questo». Ma la sanità integrativa in
Italia è ancora fragile: «Abbiamo 17 milioni di iscritti ai fondi, ma con una spesa media annua per iscritto di soli 200 euro. E manca una vera cornice normativa :l’anagrafe dei fondi è più un timbro che un controllo».

Stefano Castrignano, direttore dell’Osservatorio Italian Welfare, ha insistito sul ruolo strategico della contrattazione collettiva per diffondere la copertura sanitaria integrativa anche tra i lavoratori delle Pmi, «che rappresentano il cuore del nostro sistema produttivo, ma che da sole non ce la fanno». La soluzione? «Affidare alle parti sociali una missione precisa: mutualizzare i rischi, includerei lavoratori più fragili, portare il welfare dove oggi manca». E ha aggiunto:

«Non possiamo più accontentarci di coperture facoltative, a macchia di leopardo. Serve un cambio di passo metodologico: integrare pubblico, contrattuale, aziendale e individuale. Solo così il welfare sarà sostenibile e non aumenterà le disuguaglianze».

In questo quadro va letta la proposta lanciata da Luca Foresti, Fondatore di First Principles: «Bisogna rendere obbligatoria la copertura sanitaria collettiva nei contratti di lavoro. È già così in Francia, dove il 100% dei cittadini è coperto da assicurazioni integrative». Foresti ha suggerito di concentrare le coperture sulla parte ambulatoriale – «perché quella ospedaliera funziona già bene»- e di creare un meccanismo che riduca le liste d’attesa grazie all’intervento dei medici pubblici in regime privato.

L’assessore alla Salute della Provincia Autonoma di Trento, Mario Tonina, ha raccolto dal canto suo le sfide emerse nel dibattito: «Abbiamo bisogno di un cambio culturale. Le risorse pubbliche, per quanto importanti, non bastano più. E tempo di promuovere il welfare mutualistico, perché è la via per garantire universalismo, equità e solidarietà». Tonina ha anche annunciato un evento speciale per il 2026: «Per i dieci anni di Sanifonds, organizzeremo qui a Trento gli Stati Generali della Sanità Integrativa. Vogliamo coinvolgere tutte le realtà mutualistiche e rafforzare il nostro modello territoriale. Il Trentino vuole essere protagonista».

Un articolo di Andrea Biondi, “Il Sole 24 Ore” del 25/05/2025.