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I risultati dell’indagine dell’Osservatorio Italian Welfare sui diversi livelli del welfare italiano al Global Welfare Summit 2025

Si rinnova l’appuntamento con il Global Welfare Summit con oltre 800 partecipanti: l’evento di riferimento sul tema del welfare globale, riunisce istituzioni, imprese, parti sociali e comunità scientifica per un confronto sui nuovi modelli di sostenibilità sociale e inclusione. Stefano Castrignanò, presidente dell’Osservatorio Italian Welfare, presenta all’apertura del Global Welfare Summit 2025, i risultati dell’indagine sui diversi livelli del welfare italiano – pubblico, contrattuale, aziendale e dei professionisti – basata su dati relativi a circa 9 milioni di lavoratori, di cui 7,3 milioni di dipendenti e 1,7 milioni di liberi professionisti.

Le elaborazioni si sono concentrate sui cinque pilastri del welfare dall’Osservatorio come ESG (genitorialità, caregiving, grandi rischi, sanità e previdenza), restituendo la fotografia di un sistema multilivello.

Genitorialità e caregiving.
L’indagine evidenzia come il welfare delle grandi aziende stia assumendo un ruolo di apripista nella diffusione dei servizi dedicati alla genitorialità e al caregiving, due ambiti centrali nella transizione demografica e sempre più rilevanti per l’equilibrio vita-lavoro. Oltre il 30% delle imprese, prevalentemente di medie e grandi dimensioni, ha introdotto misure specifiche a sostegno dei caregiver, mentre nel welfare contrattuale tali servizi restano ancora marginali e coinvolgono appena il 3,7% dei lavoratori. Anche sul fronte della genitorialità emerge una tendenza analoga: il 46% delle aziende prevede interventi mirati, sia in termini di servizi dedicati sia di contributi economici, a fronte di una diffusione ancora limitata nel welfare contrattuale, dove il 24% dei lavoratori dispone di strumenti di sostegno alla genitorialità.

Le tutele sanitarie e per i grandi rischi.
Il welfare dei liberi professionisti si distingue per un approccio inclusivo, che consente, nella totalità dei casi, il mantenimento delle coperture sanitarie anche dopo il pensionamento e la possibilità di accedere ad indennità in caso di eventi gravi (oltre il 70% dei professionisti dispone di coperture premorienza ed LTC). Al contrario, dall’analisi dei contratti collettivi nazionali emerge che solo il 30% dei lavoratori può mantenere la copertura sanitaria dopo il pensionamento e meno di uno su cinque dispone di una tutela nei casi di premorienza o non autosufficienza.

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